Cittadinanza

Oltre 450 milioni di persone nel mondo soffrono di una malattia mentale. Circa il 14% del carico globale di malattia è costituito da patologie di tipo neuropsichiatrico, la maggior parte delle quali sono malattie invalidanti croniche come la depressione, le psicosi, l’abuso di alcool e l’utilizzo di sostanze stupefacenti. Stigma, pregiudizio, vergogna ed esclusione colpiscono milioni di malati e le loro famiglie in quasi tutte le società e specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove la malattia mentale spesso non viene considerata una reale condizione medica ma viene vista come una debolezza, una punizione per un comportamento immorale o un effetto provocato da spiriti malvagi. Anche quando riconosciuta come patologia, il trattamento che i malati ricevono è inadeguato o addirittura disumano. E così, per far fronte al disagio si aprono le porte dei manicomi-lager anche quando si tratta di bambini solo dislessici. È qui, dove l’ignoranza e la povertà dilagano, che entra in gioco Cittadinanza, un’associazione no-profit fondata a Rimini nel 1999 dall’impulso sociale del dott. Maurizio Focchi, che ne è presidente, e di altri professionisti del settore. “Cittadinanza può essere definita una onlus tra psichiatria e miseria, il settore in cui opera è quello del disagio psichico nelle condizioni di estrema povertà e di disagio (come in India e in Albania)”, ci spiega Wilma Lucchini, che si occupa del coordinamento organizzativo di Cittadinanza.
Il nome scelto dall’organizzazione indica, inoltre, uno dei terreni privilegiati in cui operare: quello dei diritti umani e civili del malato psichico, diritti così spesso dimenticati e negletti in tante aree del mondo.
Il principio ispiratore dell’associazione è, infatti, quello di lavorare affinché il malato mentale si affranchi dalla sua condizione di cittadino di seconda categoria.
“In Albania – continua Wilma – c’è ancora un ospedale dove i bambini con qualsiasi disagio psichico vengono rinchiusi, mescolati a soggetti affetti da patologie gravissime e tenuti come vegetali, in una situazione di degrado, senza alcuna riabilitazione. Qui Cittadinanza ha realizzato un Centro diurno per combattere l’internamento dei bambini e che ne favorisca l’inclusione nella società. In India siamo impegnati con il centro diurno per bambini con disabilità neuropsichiatriche e con il programma di salute mentale di comunità. Noi cerchiamo di destigmatizzare il malato e reintegrarlo nella famiglia e nella comunità attraverso l’aiuto di educatori, fisioterapisti, logopedisti”.
Oltre a Wilma, nucleo dell’associazione è Raffaella Meregalli, psicologa esperta in tossicodipendenza e violenza contro le donne. Con Medici senza frontiere è stata in Colombia, Congo e Zimbabwe per poi approdare a Rimini come direttrice scientifica di Cittadinanza.
A lei chiediamo come opera Cittadinanza.  «Cittadinanza non va nei paesi poveri a esportare modelli occidentali, ma crea con questi una relazione di confronto e di scambi: la gestione dei progetti in loco sia al loro avvio che al loro sviluppo viene affidata a personale locale che viene formato per aiutare i malati nei nostri centri. Il nostro sostegno è, oltre che economico, di tipo scientifico e nella formazione del personale. Cittadinanza opera attualmente in Albania e India con progetti di cooperazione in salute mentale e collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dal 2008, in collaborazione con l’OMS, Cittadinanza ha realizzato due Meetings Internazionali (svoltisi a Rimini) dal titolo dove i rappresentanti di 40 paesi a basso e medio reddito si incontrano per presentare e discutere progetti concreti di sviluppo e riforma dei loro servizi di salute mentale».

Per saperne di più, per sostenere Cittadinanza  www.cittadinanza.org

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