Quando la psiche s’incaglia

Una persona su quattro soffre di problemi psichici almeno una volta nella vita. I disturbi più frequenti sono quelli di tipo depressivo ed ansioso. Quelli più rari sono detti psicotici e presentano due tipologie di sintomi: da una parte pensieri sconnessi, allucinazioni, deliri, manie di persecuzione; dall’altra tendenza all’isolamento e chiusura ai rapporti interpersonali, inerzia, povertà di emozioni e di affetti.Ciò che oggi è certo è che i disturbi mentali si possono curare mentre l’ignoranza e il pregiudizio sono difficili da sradicare. Ho trascorso un po’di tempo al Centro di Salute Mentale di Rimini. A farmi da Cicerone il dott.Venanzio Bandieri, che opera da anni nel campo dei disturbi dell’umore. Credevo mi sarei sentita a disagio, quello della salute mentale è un mondo che evitiamo di affrontare perché sfugge alla nostra comprensione e soprattutto ci fa paura. Nonostante la modernità e l’apertura mentale di cui ci facciamo vanto, i malati di mente sono ancora fortemente stigmatizzati. A terrorizzarci la nostra impotenza, la nostra impossibilità di capire e accettare qualcosa che trascende l’immediata razionalità. E, invece, ho aperto gli occhi su quella che in realtà è una buona porzione di normalità.
Un paziente del dottore, S., di 33 anni, accetta di parlarmi per telefono. È disoccupato, gli piacerebbe lavorare nella grafica pubblicitaria ma per ora non trova lavoro. Gli sarebbe piaciuto laurearsi in architettura ma i problemi economici della famiglia non glielo hanno consentito. Tanti, troppi condizionali forse.
«La mia situazione familiare è piuttosto complessa, fin da piccolo ho vissuto il problema della casa e dei soldi. I miei sogni per circostanze favorevoli della vita sono sempre stati disillusi. Credo che la mia depressione sia iniziata con la malattia di mia madre ma ancora non ne ero conscio. Quando mia madre è morta e mia sorella si è sposata, ho dovuto pensare a mio padre che è molto anziano, ho cominciato a lavorare per mantenerci e non ho potuto studiare. Poi una mattina non sono riuscito ad alzarmi dal letto. Stavo solo nel letto, mi mancavano le forze. All’inizio mi davo delle scusanti: “forse sto da solo perché mi piace star da solo”. Poi mi sono licenziato e per mesi non mi sono più alzato da quel letto. I miei amici mi hanno cercato per due, tre settimane ma poi hanno desistito». Mi sintetizza il suo disturbo in poche parole: “Si vede tutto negativo e si fanno solo pensieri negativi. Ho tentato il suicidio ma sono ancora qui e allora ho capito che forse per me era destino rimanere”.
In S. ora c’è la voglia di parlare e l’accettazione della malattia ma la consapevolezza che il suo percorso non sarà facile. Critica la mancanza di un centro di ascolto, mi informa che a Pisa hanno creato un’aggregazione per creare delle imprese. “Certo – mi confessa lucidamente – le medicine aiutano. Bisogna rendersi conto che sì è necessario reagire ma anche farsi aiutare. Quando ti viene in mente una cosa brutta devi cacciarla e allontanarti dalle persone negative che cercano di fregarti”.
B. è un pensionato di 67 anni.
«Tre anni e mezzo fa è cominciato il mio periodo nero. Mi trovavo in difficoltà su ogni cosa, vedevo tutto negativo, giravo con la paura, dormivo poco, mi svegliavo coi pensieri. Ciò che avevo deciso il giorno prima quello successivo mi sembrava tutto sbagliato. M’immaginavo certe cose che non esistevano e problemi che non c’erano. Mi nascondevo da tutti e cercavo di starmene più isolato possibile. Credevo che la gente mi seguisse, non volevo farmi vedere. Eppure ero abituato a uscire tutte le mattine con la moglie a fare spesa e stare in mezzo ai giovani. Sono stato ricoverato per un periodo, poi il mio medico di base mi ha consigliato il centro di salute mentale e il dott. Carluccio mi ha aiutato moltissimo parlandomi e sostenendomi con la terapia. E poi ho avuto un grande supporto da parte dei miei familiari, mi è nato pure il nipotino e questo mi ha portato molta gioia».
Luigi ha 38 anni e lavora in un’azienda pubblicitaria. Soffre di depressione da quando era bambino.  Luigi scrive, ha un blog (luigipaoloni.wordpress.com), è una delle sue grandi passioni. E poi è volontario in un centro di mutuo aiuto dove ci si riunisce per parlare, confrontarsi e confortarsi ogni settimana. “Perché – mi spiega – il problema di chi soffre di depressione è quello dell’isolamento. I malati di depressione non capiscono che il loro malessere è un insieme di sintomi che alterano il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno”. Gli chiedo cosa sia veramente la depressione.
«La depressione è quello stato psicofisico in cui hai voglia di non esistere. È quello stato in cui tutto ti costa fatica: anche il più semplice dei gesti, la più elementare delle azioni…Ti accorgi che le tue braccia non hanno più forza, che le tue gambe sono sempre più stanche dopo ogni passo, i tuoi polmoni recepiscono con pigrizia l’aria che dà la vita. Proprio a voler dire che non è la vita che vuoi ma forse neanche la morte. Non ti va né di vivere né di morire, né di amare, né di odiare, né di mangiare, né di morir di fame. Non ti va nulla: ed è proprio quel maledetto nulla che alimenta le tue giornate e tinge tutto di quel nero infernale che ti allontana dalla realtà, dai tuoi cari, dalle amicizie più vere. Quel nero che ti trascina dentro un tunnel d’angoscia e di disperazione assoluta. Vivi così il dolore di un’esistenza che ti trascina sempre più verso la passività e il mattino, quando ti ritrovi davanti allo specchio, vedi riflessa sempre la stessa immagine: la tristezza che la depressione con maestosa abilità ha scolpito sul tuo volto». E gli altri?
«Agli occhi degli altri il male non esiste. Essi si limiteranno a dire “esci, prendi un po’d’aria, fai una passeggiata, e vedrai che starai meglio”. Tu non ci credi, ma con grande sforzo esci lo stesso, vai a passeggiare vicino a un prato e il prato ha perso il verde, il mare il blu, il cielo l’azzurro…E allora ti metti le mani tra i capelli e invochi un Dio in cui non credi più… cominci ad incolparlo del tuo male perché pensi che un male così profondo e oscuro possa solo essere la condanna mandata da un essere superiore. Per un depresso l’unica speranza è la morte, una morte che invoca quotidianamente… una morte che libera, che rigenera, che guarisce».
Un ringraziamento sentito a tutto il personale del Centro di Salute Mentale di Rimini.

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