Trenta mila alberghi, quattrocento ristoranti, cinquecento pizzerie, mille e cinquecento caffetterie, duecento discoteche e cinquecento stabilimenti balneari spalmati su quaranta chilometri di spiagge: in fondo non siamo così pataca in Romagna se siamo riusciti a svendere il nostro fazzolettino di terra come capitale del turismo. Ma a parte le mandrie imbufalite di giovani con il logo del Cocoricò marchiato a fuoco, gli anzianotti bocciofili della bassa stagione, gli irriducubili crucchi arrossati e le ostinate polacche apprezzate fin dai tempi di Amarcord, le famigliole sprovvedute che si fidano ancora della bandiera blu per la qualità delle acque e si ritrovano i figli incatramati peggio dei cormorani del Golfo del Messico, dunque, a parte tutto ciò, c’è il popolo degli stagionali. Che meraviglia gli stagionali! Tutti i comuni mortali sudano sul tapis roulant inguainati nel domopak per sciogliere gli inestetismi estetici tabù della prova costume vacanziera, si aspergono di olio solare per ottimizzare l’abbronzatura e friggono sotto i raggi dell’impietoso Elios, si aggrovigliano la mente al pensiero di quale ristorante o locale scegliere mentre loro, gli stagionali, sono naturalmente e invidiabilmente i più snelli ed asciutti, i più pallidi (e la carnagione chiara da sempre è così chic), i più rilassati (forse perchè distrutti dalle improbabili ore continuative di lavoro). Fare la stagione sembra quasi una scelta di vita: si rinuncia al frenetismo isterico della movida estiva, si lavora fino a perdere i sensi e si guadagna qualcosina in più che in inverno. Almeno così è emerso dagli stagionali che abbiamo incontrato in giro per gli alberghi della nostra riviera. Ignazio Nisi di Monopoli ha 33 anni ed è un “tuttofare”: cameriere, barista, portavaligie a seconda delle necessità. «Faccio questo lavoro da quando avevo 21 anni, giro fra Rimini, Cattolica e la montagna d’inverno. Si lavora molto ma io mi diverto, ho delle grandi soddisfazioni nel rapporto coi clienti: ogni anno qualcuno torna a trovarmi perchè sono simpatico. Infatti, anche a mance vado bene perchè ormai lo capisco quando arriva il cliente pignolo, allora tu fai il fesso per non dare la guerra». Luigi Ghini ha 46 anni e da 30 fa il cuoco stagionale in albergo. Fa un turno intero ma spezzato in due tranche. «Lavoro con soddisfazione perchè con questo impiego posso dare libero sfogo alla mia passione per la cucina anche se, a volte, ti trovi in difficoltà per qualche cliente che pretende la luna e perchè bisogna stare attenti un po’ a tutto, ai collaboratori ma anche ai fornitori e ai vari inghipppi che capitano. Oggi non si può più fare come una volta che si davano i calci negli stinchi a chi non rigava dritto anche se io da giovane qualcuno ne ho ricevuto». Tiziana Monaldini fa la cameriera ai piani da ventidue anni, prima lavorava in fabbrica. La cameriera ai piani si occupa operativamente della pulizia, dell’igiene e dell’ordine delle camere: si rinnova la biancheria, si riassetta la camera e si riordinano al meglio gli oggetti o gli effetti personali del cliente. In media ogni cameriera ha l’incarico su 15/20 stanze e lavora su turni. Il suo lavoro le piace, ci dice, «per questo non ho delle difficoltà, perchè se il lavoro non ti piace allora lo fai male». «È vero che ogni tanto un inciampo c’è fra noi colleghe, ognuna cerca gli asciugamani e la biancheria più bella per le stanze che deve fare e così si bisticcia ma quando ho voglia di mettere da parte i pensieri prendo la bicicletta, mi faccio la mia passeggiata e passa tutto». Durante l’inverno Tiziana fa le pulizie a casa dei conoscenti («perchè di me si fidano») altrimenti si riposa. Ci racconta poi che nel microcosmo alberghiero ogni anno si creano delle sorte di rituali. Ad esempio si scommette, un po’ cinicamente, su quale degli anziani avventori dell’albergo non tornerà più a trovare l’affezionato personale l’anno a venire. «C’era una signora tedesca che tutti gli anni mi portava dei pensierini semplici ma ben impacchettati e scartarli era una festa ma la scorsa estate non è arrivato nessun regalino». Stefano Marcucci è capo cameriere di sala. Ha 31 anni e viene da Ascoli Piceno. Il suo ruolo prevede la predisposizione della sala da pranzo e dei tavoli, l’accoglienza del cliente, il servizio al tavolo e, in alcuni casi la realizzazione davanti al cliente delle principali ricette della cucina di sala: trincia le “pieces” di carne, dilisca il pesce, cucina alla lampada ecc. Stefano ci spiega che fa questo lavoro da 18 anni ma che ha fatto esperienza soprattutto all’estero in Francia. «Qui il turismo è più familiare mentre all’estero ci sono molti più giovani». «Il mio lavoro mi piace – continua – altrimenti non potrei farlo. È chiaro che bisogna andare incontro al cliente anche se non sempre è il cliente ad avere ragione ma se il mio lavoro viene rispettato io cerco di fare il possibile». «Una volta guadagnavo più soldi e d’inverno non facevo niente. Adesso convivo qui a riccione con una ragazza e con le spese non ci sto dentro». Simona Frazzetto è romana. Si è sposata con un ragazzo gemmanese e vive in Romagna da 7 anni, da 8 fa la segretaria d’albergo. «L’albergo è un bell’ambiente ma ci vuole tanta pazienza per le tutte le persone che lo frequentano e che hanno diverse esigenze. Alcuni clienti vengono a Rimini da tantissimi anni e si sono conosciuti qui; ritornano apposta dopo essersi sposati ed aver avuto figli e rivogliono quella stessa camera dove erano alloggiati tanti anni prima». «Inizio a lavorare in albergo a Pasqua e finisco verso settembre. Il resto dell’anno non lavoro: secondo me è importante capire nella vita cosa si vuole fare e io lavoro molto durante il periodo estivo e d’inverno preferisco riposarmi, si vive una volta sola».
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