Ultimamente ho notato che una buona parte di noi romagnoli è estremamente dicotomica. Stanchi di essere associati all’orrenda parola “divertimentificio”, alla piada e al sangiovese, abbiamo, in parte, acquisito una boriosa tendenza aristo-radical-chic/freak: ascoltiamo musica d’avanguardia, partiamo per New York o viviamo per un po’ a Milano e torniamo disanimati, facciamo feste in spiaggia o in barca, pimpiamo la bici (vd. l’articolo della Lucia Rughi), ci dà noia la Notte Rosa che precetta i rampolli di X-Factor e della De Filippi. Ma niente potrebbe sostituire le tagliatelle della mamma o la piada della Ilde, niente potrebbe farci cambiare bar, niente è meglio che starsene a casa propria. Ebbene la preponderanza dell’anima aristo- radical ecc.ecc. ha fatto sì che snobbassimo il promotore di sempre per eccellenza della Romagna: il liscio. Pensateci, ogni popolo ha il suo ballo. La Spagna ha il flamenco, la Grecia il sirtaki, la Francia la bourrée, l’Argentina il tango, il Brasile la samba, Cuba la salsa…e l’Italia? Se chiedete a uno straniero (io ci ho provato) vi risponderà con sicurezza: il liscio! Ebbene sì, negli ultimi vent’anni abbiamo contribuito a cancellare una parte importante della nostra identità. Eppure durante l’inverno il giovedì sera arrivano da tutt’Italia all’Odeon di Santarcangelo e d’estate tutti i giorni al Bagno Corrado a Gatteo Mare dalle 6 e mezza di mattina alle 8 un sacco di giovanotti si radunano per ballare il liscio e se si gira per la città si ritrovano, nel parcheggio della Coop come nei parchi, orchestre e feste che celebrano il liscio più frequentate di un concerto dei Deep Purple. Alla Casina del Bosco, dove ogni sera si balla il liscio con l’orchestra, non mi fanno entrare, ma riesco a catturare Walter, il maestro di ballo. Mi dice che in Romagna il liscio è moribondo, l’avvento dei balli sudamericani e la disgregazione delle migliori orchestre hanno contribuito al suo disfacimento. E poi “il liscio, soprattutto per l’uomo, è molto impegnativo a livello di tecnica e così si preferiscono i balli di gruppo, la morte del liscio”. Ma com’è successo tutto ciò? Decido di andare diretta alla fonte, da colui che viene definito, sulla scia dello zio Secondo, lo Strauss della Romagna: Raoul Casadei. Walter, in realtà, non aveva avuto buone parole per lui. Sosteneva che la sua musica popolare avesse contribuito a far morire il liscio. Prendo accordi con la figlia Carolina e sono già al quartier Casadei a Villamarina di Cesenatico. Non potevo aspettarmi un’accoglienza migliore: c’è tutta la famiglia seduta in giardino. Non faccio in tempo a sedermi che ho già fra le mani una ciotola di crema fatta in casa e un bicchiere di Sangiovese. Alla prima domanda, qual è lo stato di salute del liscio oggi, la risposta da parte di Raoul e il figlio Mirko è categorica: “il liscio in Romagna è morto”. Poi però mi raccontano tutta la storia del liscio. Cominciano dal 1928 quando Secondo Casadei, zio di Raoul, fonda una delle prime orchestre da ballo romagnole a ritmo di valzer, mazurka e polka. Raoul faceva il maestro elementare e suonava con lo zio solo nei weekend poi, nei primi anni 70, quando, alla morte di Secondo, è stato chiamato a sostituirlo, a solo un anno dalla pensione minima di maestro, ha dato le dimissioni e ha preso in mano l’orchestra rinnovandola. Il suo è diventato un genere popolare, solare e soprattutto ballabile, alla portata di tutti (cosa che i puristi del liscio oggi non vedono di buon grado). È in quegli anni che, per caso, viene coniato il termine “Liscio”. «Ero a Garlasco, – spiega Raoul – stavo facendo un concerto e tutto andava magnificamente, c’era un pubblico stupendo, la gente ballava e si divertiva, tutto andava liscio insomma e mi venne da gridarlo: “vai col liscio!”. Il giorno dopo Tv Sorrisi e Canzoni aveva titolato il suo articolo “Vai col liscio!” e da lì è nata questa definizione». Negli anni 80 il liscio vive un boom incredibile, la musica “solare” dei Casadei si balla in ogni dove, ne sono simboli la Ca’ del liscio a Ravenna, il tempio del ballo, e la Nave del Sole, una discoteca/balera galleggiante dove si balla tutti i giorni dalla mattina fino a notte. Poi Raoul si congeda dalle scene: «ora coltivo il mio orto biologico, vado a pescare e a caccia, giro in bicicletta». E l’eredità passa al figlio Mirko: «per me il vero valore sta nel sapersi rinnovare, i “fondamentalisti” vogliono la musica degli anni 40 ed è per questa chiusura che le nuove generazioni si sono allontanate dal liscio. Con la Mirko Casadei beach band ho scelto un liscio evoluto, una nuova linea pop-folk che promuova il ballo globale. Ogni nostro concerto è una festa vera e propria, abbiamo suonato con Gloria Gaynor, Elio e le storie tese, Kid Creole and the Coconuts, i Gipsy Kings e tanti altri, l’importante è far ballare e divertire. Oggi ogni giorno porto un po’ di Romagna in ogni parte del mondo nei miei spettacoli di piazza ma in maniera rinnovata: nel tour attuale, Casadei Social Club, facciamo omaggi a Secondo Casadei, jam session con vari artisti. Il mio pop-folk attinge e si lascia contaminare dai folklori di tutto il mondo coinvolgendo tutti i generi di balli e tutte le generazioni». «Per rinvigorire il liscio – aggiunge con schiettezza Raoul – basterebbe pensare alle proprie origini e alla tipicità come a un valore, non come a qualcosa di cui vergognarsi. E invece a volte ho l’impressione che la politica la veda proprio così, la sinistra ha la puzza sotto il naso, non la sinistra della gente, quella dei palazzi. Tante volte ho proposto all’assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna iniziative interessanti, ma niente… Quest’anno siamo anche stati esclusi dalla Notte Rosa. Prendi la Puglia, là si spendono milioni per sostenere tarantella e pizzica e il risultato si vede: i giovani la ballano, arriva gente da tutta Italia per ascoltare quei ritmi. Il nostro liscio non sarebbe da meno». Ma delle polemiche e delle faide c’è anche chi se ne frega “perchè l’importante è ballare e divertirsi”. Vincenzo Lisi ha 79 anni, Marisa Fabbri 72, ballano da quando erano burdelli. Hanno imparato da soli e spaziano dal valzer ai balli di gruppo, dal tango alla polka. E che così stanno allegri è inutile dirlo, si vede dalle foto.
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