COMPLOTTO GRAFICO ANNI ‘80

Ripercorrere la vita artistica di Complotto Grafico è come calarsi nella New York della Factory di Andy Warhol, fra gli anni settanta e i primi anni ottanta. Se si cerca tra i ricordi di un passato recente per restituire le testimonianze dei protagonisti che hanno condiviso le esperienze della Rimini underground anni ottanta, evocandone l’atmosfera postmoderna, l’approdo è l’arte visiva di Complotto Grafico. Il nome Complotto Grafico deriva da “Great Complot of Pordenone”, un gruppo musicale di Pordenone citato su un numero del 1981 della rivista bolognese Frigidaire. Il marchio rappresenta un’idea di dinamismo: la vitalità della spirale e l’incisività della freccia simboleggiano lo spirito forte, deciso, energico con cui si affrontano i problemi; la presenza del mare richiamata dalla pinna o vela è il simbolo di una visione morbida e elastica, sicuramente balneare. Ciò che Complotto Grafico si proponeva di fare a Rimini era abbastanza simile a ciò che stava succedendo in altre capitali del mondo, dove al punk si stava sostituendo la cultura new wave. La differenza sostanziale però è che i creativi di Complotto Grafico agivano da “romagnoli”, consapevoli della loro specificità di abitanti della riviera. Stefano Campana, Maurizio Castelvetro, Giovanni Tommaso Garattoni e Massimiliano Sirotti, Stefano Ferroni e Sauro Fiori, nucleo del Complotto, hanno lavorato insieme dal 1982 al 1986. Si occupavano fondamentalmente di grafica, arredo e realizzavano operazioni culturali come mostre, performance e happening. Progettavano utilizzando consapevolmente e ironicamente pratiche come la simulazione, l’appropriazione, il riciclaggio, la reinterpretazione. Il punto nodale che rivela questo sovrapporsi di somiglianze internazionali e specificità distintive è stata la mostra Design Balneare curata da Marcello Di Bella, spunto per riflettere sul concetto di cultura balneare proponendo progetti di design, architettura e arte rivolti al futuro. Questi creativi poco più che ventenni erano i figli della cultura che appartiene alla Romagna: se Complotto aveva visioni extraterritoriali e connessioni internazionali perché viaggiava o per un proprio bagaglio culturale, il background è sicuramente il contesto romagnolo, caratterizzato da immaginari diversi rispetto a quelli che appartengono a chi abita in una grande metropoli. Complotto Grafico aveva un’enorme urgenza di comunicare e la sua voglia di esagerare nasceva da un lato dall’esigenza di esprimersi, dall’altro dalla volontà di far conoscere l’interesse per alcuni riferimenti formali specifici: gli anni trenta, l’Art deco, il futurismo e il costruttivismo. I lavori di Complotto erano attraversati da tante contaminazioni temporali e culturali, e del resto in locali come lo Slego si mescolavano tante subculture giovanili che “convivono pressoché pacificamente”: punk, rockabilly, mods, dark, hip hop. La parola chiave di Complotto Grafico era apertura culturale, che significa giocare con la comunicazione. Con un atteggiamento bohémien, sosteneva di non poter attribuire uno stile preciso ai propri lavori, unico filo conduttore l’energia creativa. Complotto Grafico si occupava di arte visiva e musica, recuperando i generi passati, risemantizzandoli, con un atteggiamento creativo ironico e libero. Il più delle volte mischiava generi completamente diversi, senza applicare alcuna esplicita logica semantica, accostando mondi tra loro incongruenti. La creatività di Complotto Grafico si distingueva dalla massa, perché si propone come sfida e sperimentazione. È stato il primo caso di creativi che hanno creato un’immagine coordinata per le discoteche: Complotto si occupava della grafica, del design, del look, della musica dello Slego, del Vidia, dell’Aleph, dell’Insomnia. Complotto Grafico assumeva la direzione artistica di questi club; attirava l’attenzione su di sé, per poi assumere un atteggiamento imprenditoriale alimentando il progetto di costruzione di un’immagine coordinata: dalla locandina, al manifesto, ai flyers, alla tessera d’entrata, dall’arredamento interno alla musica. Il concetto d’ironia è interpretato come uno stile di vita: l’arte di Complotto Grafico nasceva dal divertimento. Complotto Grafico giocava con la cultura balneare e la propria tradizione d’appartenenza, utilizzava i propri idoli senza volerli imitare o mitizzare, scherzava con i riferimenti storici frantumandoli e ricomponendoli in modo inedito, con disincanto, senza la pretesa di raggiungere nuovi canoni.

Gaia Martignoni Romanini

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