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Ristorante Lago del Marano

Immerso nel verde, il ristorante Lago del Marano è il luogo ideale dove gustare piatti tipici romagnoli sfuggendo il caldo opprimente e il turismo rivierasco.

Seduti su panche di legno godiamo della vista e del refrigerio del lago mentre ci vengono serviti gli antipasti. Notevoli i crostini misti di pane toscano dell’entroterra farciti con verdure di stagione.

Tra le paste, tutte rigorosamente fatte in casa, ci lasciamo consigliare un bis composto da strozzapreti speck, radicchio rosso e pecorino e da deliziosi ravioli alle erbe profumate.

Nonostante fossimo già decisamente sazi, cediamo alla grigliata mista di costarelle, salsicce, castrato, pancetta e arrosticini. Sangiovese Superiore Vignalmonte del Podere Vecciano ad accompagnarci in questa piccola maratona culinaria che ha il suo culmine con l’assaggio del piccione ripieno, tra le specialità della casa. Non ci facciamo mancare il dessert, un mascarpone tradizionale da manuale.

Da sottolineare la cortesia e il servizio, per non parlare del conto, a dir poco onesto. Una serata davvero piacevole che ripeteremo prestissimo.

Public Movement, sincronie performative


Public Movement è un gruppo israeliano fondato da Dana Yahalomi e Omer Krieger che esplora le possibilità politiche ed estetiche di interventi performativi nello spazio pubblico. Dana e Omer creano coreografie e riti collettivi che fanno riferimento a modelli di ordine sociale e li sovvertono. A Santarcangelo 40 ripropongono Also thus!, un evento creato in origine per il cortile di una scuola ad Acco: un’assemblea che allude alle cerimonie del potere, cui i giovani artisti israeliani, in divisa bianca, danno corpo congelando azioni e oggetti annidati nell’immaginario collettivo.

Chiediamo ai due fondatori com’è nato Public Movement.

Dana: «Tutto è cominciato nel 2006 con un evento di Omer, che io chiamo azione o “incidente” a seguito del quale abbiamo deciso di mettere insieme un gruppo che seguisse movimenti che sincronicamente avvenivano in diverse parti della città. Dopo aver chiesto ad amici e conoscenti di partecipare alle nostre iniziative abbiamo deciso di muoverci in senso pubblico dal momento che venivano fuori questioni di carattere etico e artistico ad ampio respiro. Ci siamo affidati a un gruppo di ricerca che ha preparato domande per noi e lavorato con noi per un anno, per poi diventare parte integrante del nostro processo artistico. In un certo senso possiamo dire che il nostro “movimento” ha dieci membri e due leader e per questo non si presenta come una democrazia».

Come avete scelto gli artisti che vi partecipano?

«Non si tratta di artisti veri e propri. Sono persone che lavorano in ufficio, studenti o commercianti».

Cosa accomuna queste persone?

«Tutti hanno in comune una conoscenza fisica del proprio corpo che si origina, si manifesta in diversi modi, per esempio nella danza o nella partecipazione a un corteo, nell’atto di marciare o nella lotta per strada. Il bello è che nessuno sa quale sia il problema da porsi o da risolvere, paradossalmente. Anche questa è una forma di coscienza pubblica».

Qual è il messaggio che volete comunicare?

«I nostri movimenti e le nostre azioni si commentano da soli, senza bisogno di un rigido supporto concettuale: non vogliamo assolutamente fare propaganda. Il messaggio è di creare situazioni in cui le persone possano essere coinvolte in spazi pubblici. Il pubblico non possiede di per sé un messaggio politico o dei dogmi o un programma politico, dunque neanche noi».

Quali sono le reazioni dei diversi pubblici internazionali che assistono alle vostre performances?

«Il nostro lavoro è molto legato al contesto in cui si svolge. Venire in Italia sarà molto stimolante visto che è la nostra prima volta e la politica segue una linea molto simile a quella che c’è stata in Israele. Stiamo appunto pensando a come la gente reagirà nel vederci muoverci nel contesto della piazza di Santarcangelo, dove c’è una storia legata al Modernismo e al Fascismo, dove le speranze di una generazione sono divenute fantasie fallite di un’altra. Cerchiamo anche di capire che nesso c’è tra questa realtà e la situazione politica presente. È parte della nostra pratica artistica riflettere sul cerimoniale pubblico, sulle marce dei tempi di Mussolini, con la macchina del presidente e quelle della polizia tutt’attorno e l’ordine che veniva istigato».

Vi è mai capitato di scontrarvi con la polizia?

«Abbiamo lavorato spesso con le polizie locali che talvolta ci hanno aiutato e altre volte dato dei problemi. È una contraddizione continua perché ci è capitato di usare i costumi della polizia ad Augusta – ovviamente non in modo provocatorio ma rispettando il ruolo che essa ha nella società –senza problemi, mentre in altri luoghi, e senza i costumi da agenti, i poliziotti si sono lasciati prendere la mano e ci hanno procurato grandi difficoltà».

Avete ricevuto sostegno politico dalle istituzioni?

«Si, ma siamo stati anche criticati. Sostenuti e criticati dagli Stati Uniti».

Il pubblico di Santarcangelo sarà in grado di capire il vostro messaggio?

«Il linguaggio che usiamo va di pari passo con la presenza di tradizioni e istituzioni che spesso sono di matrice locale, ma molto più spesso derivano dalla cultura occidentale intesa come tutto. È un linguaggio che esisteva nella società moderna e che esiste in quella contemporanea e penso che non si caratterizzi come estraneo. Per esempio, per tornare alla piazza di Santarcangelo, questo è un posto dove la gente interagisce in un certo modo, in armonia con un’architettura che condiziona i movimenti. Il nostro intervento/movimento si inserisce naturalmente all’interno di questo protocollo conosciuto, a livello pubblico e viscerale».

Francesca Fabbri e Mattia Ferroni

Natale a Castello.

Cartolina-Natale-in-visibileL’ ottava edizione di “Castello di Natale” è alle porte: mostre d’arte, laboratori artigianali, favole e film per bambini e ragazzi, caldarroste e vin brulè, concerti e cori natalizi. (continua…)

Vite. Il Ristorante di SanPatrignano

Vite - Il ristorante di SanPatrignano

L’accoglienza è bollicine Franciacorta e una piccola selezione di appetizer: pane nero sovrastato da una cupola di mousse di salmone spolverata di caviale nero, arancino di riso, muffin di lardo e noci, crostino con foie gras bagnato da riduzione di vino. A seguire, l’entrée: carpaccio di ricciola su letto d’insalata.
La scelta cade sul menù degustazione a base di carni prodotte dalla comunità. (continua…)

A Gradara si danza medioevale

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A Gradara stage invernale di danza medioevale-rinascimentale.

A Gradara, dal mese di ottobre, tutti i venerdì fino a giugno, comincia un viaggio nel tempo alla scoperta della danza e della sua concezione tra medioevo e rinascimento.

Un corso in cui sarà possibile assaporare l’atmosfera magica dell’età di mezzo attraverso la rievocazione di movimenti antichi e ritrovare sensazioni dimenticate da 6 secoli.

L’Associazione Danze Antiche in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Gradara organizza per il terzo anno consecutivo un corso di danze medioevali e rinascimentali, un’opportunità da non perdere non soltanto per gli amanti del medioevo ma anche per i curiosi che desiderino avvicinarsi a questa affascinante epoca storica da una prospettiva inconsueta.

Partecipare al corso, infatti, non significa soltanto venire a conoscenza di aspetti poco noti e intriganti della vita nel medioevo ma prendersi una pausa dallo stress e dagli impegni di ogni giorno per fare un viaggio nel tempo di 600 anni quando i ritmi di vita dell’uomo erano ancora in sintonia con i cicli della natura.

I corsi sono adatti sia per un pubblico adulto che per bambini.

A conclusione del corso sarà possibile, per chi lo desiderasse, entrare a fare parte del Gruppo Danze Antiche di Gradara “Fabula Saltica” ed esibirsi nelle più belle manifestazioni storiche in Italia e all’estero.

Per informazioni e prenotazioni:

A.D.A. (Associazione Danze Antiche): 335.6324234

Pro loco Gradara: tel.0541.964115

www.danzeantiche.org

info@danzeantiche.org