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Fulvio Abbate: come resistere all’omologazione televisiva

Fulvio Abbate ci tiene a precisare che è uno scrittore, non un giornalista. È vero, ha scritto per L’Unità, La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Il Riformista ecc. ma è palpitante la sua identità di scrittore. Dal 1998 ha dato vita a Teledurruti, una televisione di ispirazione situazionista, la sua tv monolocale perché i suoi video sono girati davvero nel suo monolocale e nella sua città e parlano con la massima libertà di ciò che ci succede intorno, di riflessioni di carattere esistenziale, di satira. I suoi video sono cliccatissimi su internet e dimostrano che una forma di comunicazione, alternativa a quella istituzionale, esiste. Fulvio Abbate sarà al Riccione TTV sabato 12 giugno (Palazzo del Turismo, ore 17) per spiegarci Come fare una televisione monolocale e vivere felici in un paese perduto. Dopo la raccomandazione di scrivere il suo nome con la doppia “b” e le scuse per la scarsa verve causata da una notte insonne, Fulvio Abbate risponde assai affabilmente alle mie domande.

Come resistere all’omologazione televisiva?

«È molto semplice. La tecnologia della rete oggi ti permette di poter introdurre dei tuoi contenuti, fossero anche i più aberranti. C’è la possibilità di diventare un soggetto mediatico e già questa è una conquista enorme. Io, che sono stato cacciato da L’Unità dalla signora Concita De Gregorio e da Il foglio di Giuliano Ferrara, grazie a Teledurruti e forse anche grazie al mio talento, sono riuscito a non farmi cancellare. Teledurruti è nata nel buio della rete ed è diventata un punto di luce per la massima libertà di questa mia creatura mediatica che è anche la sua forza.»

Nella puntata di Teledurruti su Riccione (se la farà) su che cosa si focalizzerà e come la titolerà?

«Io verrò a Riccione e cercherò di raccontare il luogo cercando di ricalcare le immagini di un fotografo che ho molto amato che è Luigi Ghirri. Cercherò di catturare la memoria del luogo attraverso le insegne, gli arredi dei negozi, degli alberghi e percepire il ricordo di Riccione città prediletta dalla famiglia Mussolini perché a me sta a cuore la memoria dei luoghi, il modo in cui il presente calpesta il passato. Se dovessi pensare a un personaggio non potrei citare Fellini perché lo associo a un romagnolo immigrato a Roma ma piuttosto a Silvio Corbari un leggendario partigiano che ha operato in Romagna, era di Faenza mi pare. Il titolo sarebbe Teledurruti a Riccione che può sembrare banale ma è come dire Pink Floyd Live at Pompeii, un concerto eseguito nell’anfiteatro di Pompei in assenza del pubblico.»

C’è qualcosa di ancora sostenibile in tv?

«La cosa più bella in assoluto è RAI Storia, che ovviamente è un canale satellitare,dove si vede la vecchia televisione perché è come guardare un vecchio album di fotografie, senza l’ansia che oggi la televisione ti trasmette. Credo che, a parte questo, non ci sia altro. Anche perché oggi quello che un tempo era il kitsch ha smesso di brillare. Mi auguro che le persone fuggano dalla televisione. Faccio un esempio: negli anni ’70 nessuno guardava la televisione, è una bugia sostenere che Raffaella Carrà col suo ombelico abbia cambiato il costume, i ragazzi stavano fuori a scopare. E ora credo che si ritorni per forza a una fuga dalla tv. La televisone è uno strumento criminogeno, pensare che Striscia la notizia sia un programma di qualità la dice tutta sulla situazione del nostro paese.»

Cosa ne pensa della censura alla frase pronunciata da Elio Germano a Cannes?

«Un tempo avremmo avuto Gianmaria Volontè e oggi abbiamo Elio Germano che ha detto una cosa molto sfumata mentre sarebbe stato appropriato usare parole molto più dure e più politiche. La censura non mi stupisce, d’altronde non mi sono mai aspettato nulla e non ho mai avuto stima per Vincenzo Mollica. Io sono per la critica, uno che parla bene di tutto e di tutti in maniera così entusiastica non è un giornalista ma del resto Mollica va bene sia a Berlusconi che a Veltroni che per me sono equivalenti oramai. »

“Change happens”, parola di Dan Fante

Dan è il secondo figlio di John Fante, lo scrittore italo-americano onorato da un enorme successo come sceneggiatore a Hollywood ma trascurato per tutta la vita come scrittore e poi rivalutato solo dopo la sua morte da Charles Bukowski.

Obama parlava di change. Change è anche al centro di Buttarsi, l’ultimo romanzo di Dan Fante che esce questo giugno edito da Marcos y Marcos e che l’autore presenta al TTV sabato 12 giugno nelle sale del Palazzo Turismo (ore 21.15). Più che di una presentazione si tratterà di un incontro fra due libri “disperati”: quello di Dan e i racconti di Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz, che, attraverso le sue ossessioni e le sue emozioni di artista dai linguaggi plurimi, ricrea un’atmosfera di attesa e di sensualità, inseguendo i contorni del pensiero e delle vibrazioni dell’anima. In esclusiva per In-visibile Dan Fante ci racconta cosa ne pensa del vivere tumultuoso e del perché verrà in Italia.

Dan, come va in Arizona?

«Bene, ho una nuova casa…. fa molto caldo… (ride)»

Cosa ti ha spinto ad andare via da Los Angeles?

«Los Angeles mi aveva stancato. Ci ero nato e cresciuto, e poi ci avevo vissuto per anni dopo essere tornato da New York. Se tu avessi potuto vedere che città era negli anni Cinquanta, quando ero bambino… è diventata molto diversa ora. Se una volta c’erano due o tre milioni di persone adesso la popolazione è quintuplicata. C’è una bella differenza tra una città molto estesa a bassa densità e una estesa e molto congestionata. A Los Angeles ti trovi in mezzo al traffico alle undici di sera in autostrada e dici “mioddio, questo è il posto più affollato del mondo!”. Sto anche pensando di prendere casa a Torricella Foligna in Abruzzo e di farmi cinque mesi all’anno in Italia…»

Sapevo che hai radici abruzzesi ma che rapporto hai con l’Italia?

«Mi piacerebbe molto viverci e anche poterci lavorare. L’Italia è la mia patria ancestrale e io mi sento benissimo soltanto per il fatto di esserci. In Italia ti senti accudito e coccolato e le persone si prendono cura di te, anche a dispetto dei governanti attuali».

Eh beh, nonostante tutti i problemi che ha, l’Italia è sempre un gran bel posto. Che va mantenuto tale. Infatti, ho saputo che ti sei mobilitato contro le trivellazioni petrolifere in Abruzzo…

«Mah, guarda, io ho questa opinione: la gente in Italia non ha abbastanza voce in capitolo nelle decisioni che prende il governo (o i “big business” di turno) e, per quanto ne so, non ci sono sufficienti enti di protezione dell’ambiente: non vorrei che la situazione potesse mai sfociare in quello che si è visto nell’America Centrale, dove le compagnie petrolifere hanno sfigurato il paesaggio. Cioè, c’e` bisogno di vedere qualche studio a livello ambientale, di avere qualche carta in mano in più prima di mettersi a fare contratti e appalti. Sono decisamente contrario ai grandi investimenti commerciali, che fruttano moltissimo ai grandi, lasciando ben poco al patrimonio delle genti locali e della regione».

Manca forse una più forte presenza della classe intellettuale…

«Certo, anche se la cultura è comunque molto ben preservata e i valori nazionali non coincidono del tutto col capitalismo, ciò che rende l’Italia ancora un paese altamente vivibile».

In tutto questo come hai deciso di finire la saga di Bruno Dante (nda: Bruno Dante è il protagonista di una trilogia costituita da Chump Change, Mooch, e Spitting off Tall Buildings)?

«Non so ancora. Forse 86’d sarà l’ultimo libro o magari ce ne sarà un altro, sto appunto lavorando a un detective thriller con lo stesso tipo di protagonista ma sotto altro nome.

Dunque l’idea di Bruno Dante, il personaggio alienato da spostamenti e capovolgimenti rimane.

«Molti mi hanno detto che si immedesimano in questo personaggio. Mi sembra che sia così anche in Italia, dove un gran numero di lettori abituati al genere poliziesco gravitino su storie a carattere soggettivo, individuale, qualcuno in cui identificarsi, la storia di Bruno…»

E tu come pensi che si faccia a infilare una via d’uscita (che può benissimo essere un punto di partenza) quando tutto sembra perduto?

«Dipende molto da dove uno decide di andare con sé stesso, dal proprio percorso: le difficoltà arrivano comunque. Gli sconvolgimenti, le rivoluzioni si consumano a livello personale e servono per indicare una direzione alternativa. Chi conosce le filosofie orientali chiama queste difficoltà un dono, come una bussola da cui è possibile orientarsi e vedere gli oggetti in lontananza, che permette di capire le distanze e facilita il movimento all’interno di uno spazio altrimenti indefinito. Bruno, per esempio, è un tipo che finisce per sopravvivere perché ce la vuole fare. Alla fine di 86’d questo diventa chiaro: vuole diventare scrittore per potersi esprimere e allo stesso tempo per redimersi e la sua idea di redenzione alla fine è quella di andare avanti».

Wow, sono parole piene di ispirazione.

«Il cambiamento è inevitabile,‘change happens’, indipendentemente da che uno lo prenda per un colpo in testa o che decida di farsi i denti. Bruno direbbe “voglio sopravvivere, voglio andare avanti” o, come si dice, “il dolore è inevitabile, ma soffrirne è un optional”. Guarda, io sono stato sposato quattro volte, ho fatto bancarotta e ne ho passate tante, ma ho continuato ad andare avanti e ho imparato che quando ti trovi a una certa distanza ti giri e vedi quello che è successo, capisci che c’è una lezione da imparare. L’uomo può sopravvivere a tutto e ci riempie di saggezza compiere questo passaggio a ostacoli».

“Se non la realtà”

Vivere immaginare

Riminiteatri – associazione operatori teatrali della provincia di Rimini, nata nel 2000 come coordinamento spontaneo delle realtà teatrali – presenta alla Casa del Teatro e della Danza VIVERE, IMMAGINARE, CREARE TEATRO, un primo ciclo di conferenze e incontri sul rapporto tra il nostro territorio, inteso sia come paesaggio/realtà che come comunità teatrale, e il teatro e la drammaturgia contemporanea. (continua…)

Il biopensiero

biopensiero

Dopo il successo del ciclo di conferenze su Charles Darwin organizzato lo scorso autunno, quest’anno Università Aperta “Giulietta Masina e Federico Fellini” di Rimini, ancora in collaborazione con la Biblioteca Gambalunga, promuove un nuovo ciclo di conferenze, su una tematica quanto mai attuale, la bioetica. Si tratta di cinque incontri, raccolti sotto il titolo “Il biopensiero. Fisica e metafisica del vivere e del morire”, in programma presso il Museo della Città, in Via Tonini 1 a Rimini, sempre alle ore 17. (continua…)

Workshop a Coriano con Eyal Sivan

eyal sivan

Si chiudono lunedì 23 novembre le iscrizioni al workshop “Elogio della disobbedienza” con Eyal Sivan.
Il workshop (3, 4, 5 dicembre – mattina e pomeriggio) si svolge al Teatro Corte di Coriano all’interno dell’evento “Libertà come bene supremo”, curato dall’artista riminese Isabella Bordoni. «Si tratta di tre giorni non-stop di workshop, proiezioni rare d’autore, incontri, lectiones magistralis, poesia, voce, fumetto, per riflettere sulle relazioni tra arte e politica, filosofia, antropologia, diritti umani – spiega la curatrice –. Tre giornate che ruotano tutte intorno al documento storico e contemporaneo audiovisivo, pensate come piattaforma formativa di integrazione curriculare e accesso democratico alla conoscenza, con workshop gratuito per studenti e non-studenti e con tutte le iniziative a ingresso libero». (continua…)