Feste, festini, cocktail e brunch. Quando il portafoglio comincia ad assottigliarsi è ora di tirare i remi in barca. O meglio, in casa. Sì perché l’estate è ancora lunga e stare con gli amici davanti a due piatti di carta e due bicchieri di plastica, sudaticci e un po’ alticci, non è proprio un gran bel piano. Ma ricevere, del resto donna Letizia docet, può rivelare abilità insospettabili. Così con fantasia e piccole nozioni di bricolage possiamo trasformare il nostro cortile o terrazzo vestendolo a festa. Con l’aiuto dell’interior designer e architetto riminese Alessia Gattei, abbiamo passato in rassegna alcune astuzie. Unico leitmotiv il basso costo e possibilmente recuperando ciò che già è presente in casa. “Partiamo dalle sedute: di solito basta cambiare il tessuto. Tripoline, regista, sdraio, possono trasformarsi sostituendo la stoffa macchiata e ingiallita con colori fluo o sgargianti, rigati o pois. Una verniciata per lucidare il legno ed è fatta”. Una festa che si rispetti deve avere un tavolo centro di convivialità. E come fare per spendere poco? “Si possono prendere due cavalletti – spiega Alessia – appoggiare sopra due assi in legno da cantiere, fissarli, e ricoprirli con una tovaglia cerata allegra, ne esistono un’infinità e sono vendute al metro”. Finita l’estate si leva e si mette in cantina. Se si hanno molti ospiti e le sedie non sono abbastanza, si può tentare la fortuna e cercare una panchina nei mercatini dell’usato. Qui si trova di tutto, perfino vecchi arredi dei giardini pubblici. E chi si trova uno spazio aperto sguarnito di tutto e deve arrangiare un pergolato in poco tempo? “La soluzione più veloce ed economica è montare un telaio della grandezza desiderata e ricoprirlo con delle pagliarelle che fanno molto chiringuito”. Se si ha la fortuna di aver da poco terminato di rifare il parquet, si possono riutilizzare le assi rimaste per creare una griglia su cui far crescere selvaggiamente i rampicanti, molto più chic del solito reticolato. Per l’illuminazione, via libera. “Ci sono sul mercato lanternine, segnapasso, a dieci euro, ma anche le candele sono sempre un’ottima soluzione”. Il giardino o la terrazza, come del resto la casa, dovrà rispecchiare il padrone, “quindi – sottolinea l’interior designer – dovrà mostrare una certa personalità, anche ponendovi oggetti da interno, come lampade vintage o quant’altro di spiritoso, l’importante è che si eviti di ricalcare l’international style, asettico e omologato, dai bar ai negozi di parrucchiera”.
Elenco articoli archiviati in ‘Moda e Tendenza’
Dimmi che bici hai e ti dirò chi sei…
Ecologica, sostenibile, veloce, antistress. Gli aggettivi dell’amata bici possono comporre un elenco infinito. Ricordo nostalgico della nostra infanzia, dopo anni di disuso a favore di scooter e motorini, la due ruote è tornata ad essere preponderante parte attiva nel quotidiano. Attorno alla bici si intreccia tutta un’iconologia moderna. Oltre le mode e le canzonette, chi sceglie di pedalare per andare al mare anziché mettersi comodo alla guida del Suv stracarico di borse, è pur sempre un coraggioso. Uno che magari pur avendo i mezzi pensa che sia più chic sudare quei dieci minuti per raggiungere l’ombrellone. Ma prima di tutto e un po’ per tutti, il velocipede significa un ritorno all’essenziale. Un “less in more” nazionalpopolare per svariate ragioni, dalla benzina che costa troppo alle cose inutili con le quali masochisticamente ci auto-opprimiamo. Per esempio, la spesa con la bici è razionale: mai e poi mai compreremo più di quello che ci serve rischiando di caracollare alla prima curva. E consumeremo meno e meglio. La bici è trasversale, la usano a destra e sinistra, nobili e operai, anziani e ragazzini. Sulla scelta del modello si potrebbe scrivere un manuale di sociologia. Partiamo dalla mitica Graziella, intramontabile appannaggio di signore e signori agée e oggi invece oggetto prediletto dai guru della creatività con una certa nota d’élite. Una fetta ampia è costituita dai reazionari del cambio: basta lo shimano a 5, 10, 100 marce. Loro pedalano senza, solo con la forza centripeta del polpaccio. Nella selva dei biciclettomani, ci sono due sottogruppi ma della stessa specie ovvero quella dei genitori. Ci sono i “family friendly” che siccome hanno da aggiungere alla bici un quantitativo di campanelli, seggiolini, parabrezza e via dicendo, preferiscono un modello basic quindi via il cambio e altri vezzi da sportivoni. Dall’altra parte invece ci sono “gli irriducibili”, un tempo fenomeni della discesa selvaggia in mountain bike, oggi padri di famiglia che però non possono rinunciare a un certo livello di sofisticazione così anche il carrello “porta bambino” non sarà quello dell’iper ma sarà ordinato online in Germania o in Danimarca con un budget comprensivo di interprete per leggere le istruzioni di montaggio. Un’altra categoria degna di menzione è quella dei “cestini fioriti”. La bici di solito appartiene a signorine dai 25 ai 50 anni. Il cestino è in paglia o vimini, ha misure da pic-nic, sfoggia fodere e nastrini in lino ma anche fili d’edera, rose e ranuncoli. Un balcone primaverile su due ruote dove al semaforo si possono lasciar scivolare dentro poesie e bigliettini d’amore.
Quando la moda diventa slow: Silente
Basta con l’usa e getta, con lo shopping compulsivo, con le carambole di stili impazziti. Se vestire deve essere un piacere, finita l’epoca delle fashion victim assatanate di firme, allora la moda deve diventare “slow”. Nasce a Rimini, da una ragazza laureata alla facoltà di Moda e Costume, un nuovo movimento, lo “slow fashion”. La leccese Francesca Iaconisi, alias Silente, è autrice di un approccio creativo “lento” al vestire. L’abito non è più funzionale alle mode passeggere ma un pezzo d’affezione. Sensibile al vintage e alla filosofia dell’eco-sostenibile, Silente riflette una passione per il riuso, la customizzazione, il fai-da-te. Con leggerezza, con garbo. Autodidatta dal punto di vista sartoriale, Francesca produce – dimenticandosi dell’orologio, fino a notte tarda – solo pezzi unici. Ognuno di essi è ispirazione pura, divenuta materia attraverso la ricerca di tessuti attenta anche alla rigenerazione e all’up-cycling. L’alchimia Silente ha attirato l’attenzione di Gabriella Vulpinari, titolare dell’omonima azienda riminese che produce una quindicina di marchi tra cui Rick Owens. <Mi hanno proposto una collaborazione dopo aver visto i miei abiti al negozio sperimentale Reedo, ai Malatesta – spiega Francesca – per me è stato incredibile come da subito sia stata compresa la potenzialità del pezzo unico, costruito con materie d’archivio o trovate nei mercatini vintage>. Con Vulpinari Silente avrà uno spazio tutto suo, anche sul sito dell’azienda dressspace.com. Tra le protagoniste delle installazioni di “Manifesta 2010”, Francesca con il suo lavoro è la prova vivente di una crescente voglia di artigianalità. Con il gusto del reinventare, ma educato alle forme dell’alta moda, una capacità di attualizzare riferimenti a grandi couturier attraverso materiali anche poveri oppure destinati ad altri usi come la biancheria da cucina. Non importa essere filiformi per vestire gli abiti di Silente. La loro grazia e leggiadria avvolge qualsiasi forma femminile, qualunque corpo decida di indossarle. Fedele alla storia di unicità, l’etichetta riporta il racconto del capo: date, nomi, luoghi di ricerca e dettagli. Ogni vestito non è solo un oggetto, la fine di un processo ma è il processo stesso, prezioso in quanto espressione di una precisa evoluzione.
Silente, 320/0145036 progettosilente@gmail.com, silente.posterous.com
Da Santarcangelo a San Babila

Segni particolari: una gigantografia appesa al soffitto con la riproduzione della Cappella Sistina. Varcando la soglia di My Closet non si trovano riproduzioni rinascimentali bensì uno scrigno sapientemente dosato di vintage, streetwear, caramelle, vestigia di boxeur. Suggerimenti per uno stile di vita originale, ricercato, non troppo sofisticato, ideato per le tasche giovani. Michael e Matteo sono i due ideatori del marchio. Entrambi santarcangiolesi, con meno di trent’anni, amanti degli States. «In America abbiamo capito il valore del vintage – spiega Matteo – come comprare, cosa scegliere, come proporlo». A Rimini, Santarcangelo, Cesena e Milano, ovvero i punti vendita già avviati, il vintage è affiancato alle Happiness Tees. Un progetto in cui le classiche magliette diventano portavoce di artisti, fatti di attualità, «parlano attraverso le stampe, prendono posizione, omaggiano Obama, si prendono in giro insieme a chi le indossa». Si rivolgono a tutti, specialmente ai consumatori che, consapevoli del mercato e del pianeta, hanno voglia di comunicare felicità e positività. My Closet vanta dei partner di tutto rispetto: Angelo di Lugo per alcuni pezzi storici, la facoltà di moda e costume di Rimini per le vetrine sperimentali nelle quali gli studenti mettono alla prova la loro creatività. I negozi spesso sono anche cornice di eventi, piccoli concerti, spazi d’incontro. «Oltre alle ricorrenze canoniche come Halloween, Ferragosto, Natale, ospitiamo anche seminari di trucco e parrucco, oppure partecipiamo a sfilate». L’outfit vincente per festeggiare il carnevale in stile? «Senza dubbio mi farebbe girare la testa una ragazza punk rock, con tanto di cresta, borchie, calze a rete, un omaggio alla Londra degli anni Ottanta». Ed è proprio il decennio delle spalline gonfiate e delle pagine di musica scritte dai Duran Duran a dettar legge in fatto di tendenze. «Quest’estate preparatevi alla ricomparsa delle scritte fluo dalla testa ai piedi». Gli anni 80 imperversano anche nel vintage, dove i pantaloni sono muniti di bretelle, le bluse larghe, le camicie a quadretti. Insomma, negli acquisti oggi l’armadio guarda al passato per convenienza ma soprattutto per gioco.
Monica Para svela le nuove scarpe

Scarpe senza tempo. Da amare fino all’ultimo. Da custodire come un gioiello. Rassicuranti come il vecchio maglione di cashmere. Alleate di serate in piedi, compagne di balli e di appuntamenti galanti. Il sogno di Monica Para era riuscire a tracciare una linea che comprendesse tutto questo. Trovare un punto di equilibrio tra comodità e glamour, artigianalità e versatilità. (continua…)
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