Il mnemonista è un uomo che ricorda troppo. Troppi ricordi sono come troppe vite sovrapposte, come un’infinita serie di dissolvenze incrociate, di sovrimpressioni di immagini, livelli di pensiero che si intersecano.
Ricordare troppo può essere bellissimo, ma anche terrificante.
Ogni momento bello vissuto o da vivere accade con la stessa intensità in questo preciso momento, così come ogni ansia, paura, tristezza, proprio perchè qualsiasi frase sentita, profumo annusato o colore visto richiama alla mente moltitudini di pensieri ed emozioni, che ritornano non come ricordi imperfetti e offuscati, ma come visioni nitide e feroci. Ricordare e vivere diventa la stessa cosa.
Vivere non una, ma molte vite contemporaneamente dove ogni momento è collegato ad un altro, nel passato e nel futuro, come un enorme rizoma. Non esiste il presente, il tempo non è una linea che procede da sinistra verso destra, ma un insieme di piani geometrici bidimensionali ed infiniti, sovrapposti l’uno sull’altro.
Ricordare troppo alla fine equivale a non ricordare nulla, vivere in sovrimpressione troppe storie e troppi tempi diversi dove pensieri, sogni e ricordi sono la stessa cosa.
Piangere mentre si vede da vecchi lo stesso scarabeo visto da bambini un giorno che la mamma ci aveva sgridato, sorridere perchè tra tre giorni vedremo una ragazza carina, commuoversi e stupirsi di ritrovarsi vivi, adesso o tra mille anni, sfiorare questa verità profonda e tristissima che non si comprende, ma si intuisce: tutta l’umanità nuda e sola di fronte al tempo e alla materia, con l’unico strumento che realmente possiede: il pensiero.
E allora finalmente trovarsi non a compiacersi, ma a lottare contro la propria memoria per non avere da ricordare alla fine più nulla, per abbandonare i ricordi, per arrivare, come dice Ghezzi, ad essere questo nulla, come se fosse un processo enciclopedico alla rovescia, e quindi tornare e risalire alla A e ancora oltre, dopo gli anelli di Saturno, oltre i quasar del linguaggio, sapendo che il nostro pensiero è, è stato e sarà una radiazione sempre più debole e lontana che forse si dissolverà non sapendo più cosa ama(va).
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