
Protagonista nel novembre scorso di un eccellente live al Satellite Club di Rimini, Nina Zilli da lì in poi non si è più fermata: ha pubblicato il suo primo album intitolato Sempre lontano, vinto il premio della critica al Festival di Sanremo e lanciato il suo tormentone 50mila (cantato con Giuliano Palma) anche nella colonna sonora dell’ultimo film di Ferzan Özpetek Mine Vaganti. In contemporanea a tutto ciò, una intensa tournèe riporta l’artista piacentina in Romagna: ottima scusa per incontrarla e godere della sua travolgente personalità.
Il tuo album di debutto è datato 2010, ma a dire il vero non sei esattamente un’esordiente…
«È vero, sono tantissimi anni che canto sia nei dischi che sui palchi di tutta Italia. Dopo gli inizi con varie band liceali, il mio primo vero gruppo sono stati Chiara e gli Scuri, eravamo dei beattaroli incalliti poi col tempo ci siamo spostati verso le sonorità jamaicane dello ska e del rocksteady più tradizionale. Abbiamo suonato tanto e ci siamo divertiti però ad un certo punto ho deciso di lasciare il gruppo e un po’ tutto quello che stavo facendo a partire dalla televisione dove ero inviata speciale per il Roxy Bar di Red Ronnie e Vj per Mtv. In quel periodo di pausa ho finito gli studi e mi sono laureata ma ho comunque continuato a scrivere le mie canzoni fino a sentirmi pronta a uscire come solista. Il nome che ho scelto per questa nuova avventura è un omaggio a Nina Simone, che non è stata solo una musicista straordinaria ma ha anche fatto tantissimo per le donne e per la comunità afroamericana. Ha avuto una vita travagliatissima ma non hai mai mollato, io mi auguro di avere un centesimo della forza che ha avuto lei nella vita».
Fra i gruppi che ti hanno influenzata citi icone del rock come Rolling Stones, Beatles, Madness, e Clash, come sei arrivata a fare soul?
«Perché da vera fastidiosa e pignola quale sono, amo ravanare in profondità fino alle radici di certa musica, è una cosa che faccio sempre, per esempio da piccola ho conosciuto i Persiana Jones e da lì mi sono aperta al mondo dello ska fino a scoprire i padri del genere: Madness e Specials. Poi ho ascoltato Bob Marley e fatto lo stesso col raeggae fino ad amare Alton Ellis che è il re del rocksteady. Scavando sono arrivata fino alle radici del soul e a tutto il sound della Motown che oggi è il mio dna».
Eppure, soprattutto all’inizio, ti paragonavano continuamente a Giusy Ferreri ed Amy Winehouse.
«Come in tutte le cose c’è chi si ferma in superficie e c’è chi approfondisce. Non mi danno fastidio i paragoni ma a volte sono un po’ superficiali. Giusy Ferreri in realtà ha fatto solo il primo singolo con ispirazione al mondo Motown, dopo di che il suo percorso è stato del tutto diverso. Io faccio questa musica da tanto tempo e faccio la mia musica, non quella di Giusy o di Amy Winehouse».
Anche perché tu scrivi musica e testi.
«Sì, e faccio anche la produzione artistica, il che vuol dire che ho scritto le parti per le batterie, i fiati, i bassi, le percussioni e gli archi. Comunque viva la Winehouse che ha venduto tante copie e ha fatto tornare in auge questo genere, penso che se non ci fosse stata lei forse non avrebbero pubblicato nemmeno il mio album. E poi lei è una dea».
I pezzi sul disco hanno arrangiamenti orchestrali, come li ricrei dal vivo?
«Nel live siamo più aggressivi, facciamo quel soul che è più rhythm & blues alla Otis Redding. La formazione è composta da due fiati, tastiera, chitarra, basso e batteria che è il minimo per rendere le sonorità del genere che facciamo noi. La band che mi accompagna spacca, i musicisti sono davvero eccezionali, anche perché suonare dal vivo in fondo è il nostro vero mestiere, poi si fanno i dischi, le interviste e tutto il resto, ma il nostro lavoro è il palco».
Come è avvenuto l’incontro con Giuliano Palma?
«Essendo devota al soul, al reggae, allo ska e cantando in giro per l’Italia prima o poi ti capita di incrociarti con The King. Ci siamo conosciuti tanti anni fa, ben prima di cantare insieme nel pezzo. Lui è una delle persone e degli artisti che stimo di più. È stato uno dei primi a sentire i miei provini per questo album e se mi avesse detto che gli facevano schifo li avrei buttati via, invece mi ha fatto i complimenti e così ho cominciato a gongolare prima ancora di portarli ad una casa discografica, poi guarda caso mi ha scelto proprio quella per cui incide Giuliano. È stata la ciliegina sulla torta per me, sono una donna felice!»
Qualcuno con cui vorresti suonare e cantare?
«Rafael Saadiq ed Amy Winehouse e se fossero ancora vivi Otis Redding ed Alton Ellis, intanto lo faccio nelle mie fantasie…»
15 aprile – Teatro Petrella di Longiano